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CinematograFica è tra le realtà che hanno contribuito a costruire il Manifesto Femminista e Transfemminista contro la violenza alle donne e di genere, promosso dalla rete D.i.Re (Donne In Rete contro la Violenza), contro la violenza patriarcale e ogni forma di oppressione.

Pubblicato ufficialmente oggi, martedì 25 novembre 2025, il Manifesto Femminista e Transfemminista racconta come la violenza di genere sia una questione pubblica, che riguarda tutta la società; il suo superamento, infatti, richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale. È ormai noto che per eradicare la violenza alle donne e di genere è necessario rimuoverne le cause agendo un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e culturali su cui si fonda la società.

Per questo e perchè in questa lotta è necessario essere insieme, oltre ogni conflittualità e diversità, è stato costruito da D.i.Re. un percorso collettivo durato mesi che ha visto la partecipazione – oltre alle 88 socie della Rete – di decine di organizzazioni (tra cui ActionAID, Educare alle Differenze, NonUnaDiMeno, Scosse APS) una chiamata a raccolta delle donne e delle soggettività che riconoscono la natura della violenza e la sua origine nella disparità di potere tra uomini e donne e nel patriarcato.

 

PREMESSA

Prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e di genere significa riconoscere il pensiero e la pratica femminista dei Centri antiviolenza come fondamento politico e sociale. La violenza non è un fatto privato ma un problema strutturale, radicato nel patriarcato e nelle disuguaglianze di potere tra uomini e donne. I Centri femministi e transfemministi sono spazi di libertà e trasformazione, dove le donne ricostruiscono la propria vita attraverso relazioni di sorellanza, ascolto e autodeterminazione. Sono luoghi politici, non solo di accoglienza ma di cambiamento culturale e sociale. Riconosciamo la pluralità delle esperienze e le differenze territoriali, economiche e sociali, garantendo l’esigibilità dei diritti soprattutto alle donne migranti, alle razzializzate, e alle donne con disabilità, che assumono molteplici livelli di violenza e discriminazioni.

L’ascolto, fondato sull’autodeterminazione della donna, sull’anonimato, sulla riservatezza, è pratica politica e atto di libertà. La violenza di genere è una questione pubblica e collettiva: il suo superamento richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale. Rimuovere le cause della violenza alle donne e della violenza di genere significa agire un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e culturali su cui si fonda la società. Chiamiamo a raccolta le donne e le soggettività che riconoscono la natura e l’origine della violenza nella disparità di potere tra uomini e donne e nel patriarcato. La nostra rivoluzione è femminista, transfemminista e intersezionale — una rivoluzione delle relazioni, per trasformare il mondo e costruire libertà per tutte le donne e tutte le soggettività. 

I DIECI PUNTI DEL MANIFESTO 

1. Centri antiviolenza
2. Contro le retoriche di governo
3. Responsabilità del sistema
4. Responsabilità maschile
5. Educazione e relazioni
6. Quali politiche?
7. Intersezionalità della violenza
8. Controllo dei corpi
9. Militarizzazione, colonizzazione e guerra
10. Tante parole, pochi fatti

Potete leggere il manifesto integrale qui

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